Dino Bonfante
Dino Bonfante è un imprenditore che ha fatto della materia e della capacità di lavorarla in funzione della forma, la chiave del proprio successo. Con la stessa sensibilità che lo porta a decidere di arrotondare uno spigolo in cemento, per regalare sensazioni ai propri clienti oltre all’ovvia utilità, Dino Bonfante percorre la strada della fotografia in quanto forma d’arte ma anche di informazione: le sue immagini sono istanti di vita, fissati nello scatto fotografico, che documentano emozioni, stati d’animo e valori universali. In questo senso Dino Bonfante rappresenta nella sua essenza più profonda il senso etimologico del verbo “fotografare” che, letteralmente dal greco significa “scrivere con la luce”. Le opere di Dino Bonfante sono infatti più vicine alla poesia che alla pittura, sono in qualche modo immagini parlanti, o meglio sussurranti. Sono immagini da guardare ma anche da ascoltare. Una poetica espressiva non nuova, anzi vecchia di un secolo con la nascita, nei primi del ‘900 a New York, del movimento della Straight Photography (“fotografia diretta”), da cui Dino Bonfante trae ispirazione condividendone i canoni di base.Alfred Stieglitz, uno dei padri precursori della Straight Photography disse: “Ho voluto fotografare le nuvole per scoprire ciò che avevo appreso in quarant’anni di fotografia. Attraverso le nuvole volevo riportare sulla carta la mia filosofia della vita: mostrare che le mie fotografie non erano dovute al contenuto o ai soggetti, agli alberi, ai visi, agli interni, nè a doni particolari: le nuvole sono lì per tutti … sono libere.” Fotografie come “Non dimenticare”, che suona come un garbato monito grazie all’assenza di un punto esclamativo, ma comunque di un monito si tratta, oppure “Il costo del potere” o “Il logorio del tempo” o ancora “La Libertà”, ritratta nella sua negazione, sono denunce che trovano la propria dimensione artistica in uno scatto semplice dove l’immagine ritratta non è importante in sé ma in quanto veicolo di suggestione, esattamente come le nuvole di Stieglitz. Non c’è autocompiacimento per la bella fotografia, c’è invece la necessità che essa sia in grado di recitare in maniera chiara e comprensibile da tutti la propria poesia. Anche in fotografie come “Aspettando domani”, “Giochi” o “Meditazione” dove sono le figure umane, uomini, donne o bambini, a rappresentare il messaggio ritroviamo la stessa profondità interiore tipica, e indispensabile, del travaglio poetico. E’ così che i due uomini di “Aspettando domani” sono inseriti in un paesaggio dove non c’è orizzonte. Anche l’immagine dei bambini che giocano esprimendo un momento di spensieratezza in una situazione di evidente povertà è assoggettata dalla legge del contrappasso che si esprime nel volto pensieroso dell’unica bambina presente nell’immagine, costituendo un secondo centro di attenzione di pari intensità rispetto al primo. Quella della bambina composta, ordinata e completata dal vezzo di un semplice ma splendente orecchino è un’immagine che si evolve con la fotografia “Meditazione” dove la protagonista, una donna araba, si sofferma in mezzo al nulla a riflettere. Una visione della donna, quella di Dino Bonfante, piena di rispetto. Una visione in totale controtendenza alla cultura del potere oggi dominante. Sono solo fotografie, ma in ciascuna è contenuta una carezza o un pugno dai quali non ci si può sottrarre, anche solo a fronte di uno sguardo fugace. Buona visione
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